ma lui, chi è?
(Masismo Enzo Grandi – testo del 1994)
Quando ancora frequentavo le scuole elementari (diversi anni orsono), nelle ore di religione non mi sentivo affatto a mio agio, ascoltavo sì con attenzione le parabole di Gesù, ma l'insieme del catechismo, in un certo qual senso, mi urtava; non riuscivo a capire cosa realmente ci fosse da imparare da una storia che finiva così male.
Molti anni ho dovuto subire degli insegnamenti che, a mio parere di adolescente, erano inutili e campati in aria. Non ero il solo, e questo fatto era una comprova dei miei sentimenti verso la Dottrina Cattolica, tanto da ritenerla una sorta di ideologia politica tanto forte, rispetto alle altre, da giungere addirittura sui banchi di scuola. Considerato che anche la politica è sempre stata fuori dal mio pensiero di essere umano (questo ancora adesso che sono ormai un uomo "maturo") ritenevo che Dio fosse solo una scusa per poter manipolare le persone più deboli ad esclusivo uso e consumo di determinate associazioni composte da uomini senza scrupoli.
Ricordo che un giorno chiesi a mia madre: "Ma perché Dio?" e lei, che non era una grande frequentatrice della Chiesa, mi rispose: "Se non avessimo Dio non potremmo nemmeno esistere, né come persone né come Anime". Ripensandoci ora mi rendo conto dell'enormità di questa sua affermazione, e sono sicuro che se la avessi compresa prima non avrei perso tutto questo tempo.
Quel giorno, ormai a venticinque anni suonati, che mi resi conto veramente di ciò che realmente fosse Dio, scoprii di aver perso un sacco di tempo in una atea apatia che ora ritengo una parentesi comatosa del mio spirito.
Ciò che mi propongo in queste pagine è dedicato particolarmente a quelle persone che, come io allora, non riescono a concepire, a livello mentale, che Dio è solo un semplicissimo nome per definire ciò cui l'universo deve tutto, che in realtà:
"Ogni nome è suo e ogni cosa gli appartiene"
Spesso mi capita che, amici o conoscenti, mi rivolgano la domanda:
"Ma chi è Dio?"
Questa domanda è molto imbarazzante. La mia concezione di Dio è talmente ovvia e logica che potrei trovare sciocca la questione, se non avessi avuto l'esperienza diretta, di questa sensazione di vuoto interiore, che spinge a porla.
Dipende moltissimo da colui, o colei, che la porge; sorge, nella maggior parte dei casi, spontanea alla persona cui ti rivolgi con i discorsi più disparati, in cui abbracci il significato del Divino Essere nel tentativo di giustificare determinate azioni o comportamenti; rende, nel discorso, più palese il "pensiero" della persona in questione, pensiero il quale può derivare da una mente bigotta, da un fanatismo religioso, da una forma di egoismo materiale prodotta da delusioni personali, quindi difficilmente disposta ad ascoltare la risposta, oppure, in una situazione più costruttiva, da un serio interessamento al raggiungimento di uno stato d'animo volto alla realizzazione dello Spirito Divino.
La maggior parte delle volte, dopo la definizione di Creatore del Tutto, mi sono visto ribadire (domanda più che giustificata) che: "se tutto ha avuto un inizio anche Dio deve averlo avuto". Questo punto richiede una definizione di inizio che purtroppo non è così semplice da dare a queste persone, in quanto non hanno ancora realizzato che Dio non è né una persona né una cosa, bensì va' oltre la materia e, soprattutto, oltre ogni umana concezione.
Se, in modo errato, siamo in grado di negare, in modo drastico, l'impossibilità di un inizio della nostra consistenza di materia e di pensiero, dobbiamo quindi realizzare l'indefinita eternità, quindi qui non parliamo più della parola "Dio", bensì della parola "Eterno".
Eterno significa letteralmente "senza inizio né fine", quindi, se veramente siamo consapevoli di uno svolgere dell'eternità, siamo già sulla buona strada per realizzare anche il significato di "Tempo". Questo tempo esiste ora come esisteva ieri e come esisterà domani (tre situazioni molto vicine alla nostra percezione). Siamo pure consapevoli che prima che noi nascessimo ci fosse stato qualcosa, e che quindi noi siamo giunti a far parte di questo qualcosa; riconosciamo quindi l'esistenza di altro oltre a noi stessi (nel limite cui arriverò più avanti); l'esistenza non è nient'altro che l'essere (noi siamo, voi siete, essi sono, oppure anche: siamo stati, siete stati, sono stati).
Se già ci risulta difficile definire, in modo concreto e tangibile, l'inizio, l'eternità, il tempo e l'essere, come qualità, dobbiamo pure comprendere quanto lo sia di più definire colui che queste tre cose le comprende in modo completo; chi veramente "ha orecchi per sentire" saprà, a questo punto, dove rivolgere le proprie ricerche per giungere alla comprensione (seppur in modo semplice e limitato) di ciò che continueremo a definire "Dio" (come d'altro canto si è sempre fatto).
Quella parte del nostro cervello umano che ci dà la possibilità di avere le nostre idee, le nostre opinioni e, in modo particolare, le nostre sensazioni, è abituata a collegare l'immagine di Dio al corpo (limitandolo in modo misero) di un arcano signore dalla barba bianca e seduto su un trono tra le nuvole; lo immaginiamo compassionevole che tende la mano a qualcuno che ne ha bisogno, oppure serio e imponente mentre giudica cattive azioni, dimentichi di ciò che veramente dovrebbe rappresentare nella nostra vita quotidiana, e non solo, superficialmente, la domenica o durante le feste comandate.
Solitamente ci rivolgiamo a lui (sia che ci si creda realmente o meno) per richiedergli dei favori particolari, giungendo talvolta a proporgli dei veri e propri ricatti (se mi aiuti ti prometto che...) o altrimenti recitiamo qualche preghiera per mettere a tacere la nostra coscienza se abbiamo commesso qualche peccato. In qualsiasi caso ci affrettiamo a misconoscerlo se non ci concede palesemente la grazia che gli richiediamo.
Quanto siamo miseri e ipocriti!
Nella sua incommensurabile onnipresenza lo denigriamo ad una semplice ancora di salvataggio dei casi estremi, ignoranti della sua vera essenza, dimentichi della sua opera nell'universo, ma, peggio ancora, convinti che null'altro gli sia dovuto.
Quando duemila anni fa, Gesù, compiva azioni miracolose e predicava insegnamenti fondamentali per tutto il genere umano (e non), poteva vantare la sua discendenza diretta del divino Padre, perché ne era in costante contatto; sia che giunse sulla terra mandato da Dio in persona o che abbia acquisito in seguito (come asseriscono taluni) il metodo di entrare in contatto diretto con lui. L'importante non è come lo sia stato, come tanto meno è importante la concezione immacolata da parte di sua madre Maria, tutte queste disquisizioni divergenti, in seno alle varie teologie, non fanno nient'altro che ingarbugliare ulteriormente quel senso di verità che Cristo ha cercato di insegnare a coloro che lo stavano ad ascoltare.
Anche altri profeti, malgrado fossero di umili origini, tenevano monologhi dai profondi significati spirituali spinti dalla presenza divina in loro, riuscendo addirittura a proferire enormi e importantissime sublimazioni dell'esistenza, permettendo alla presenza di Dio, in loro, l'utilizzo dei loro organi vocali.
Vorrei qui precisare, per coloro che non concepiscono minimamente il significato di Dio, che queste asserzioni servono principalmente a spiegare come egli si comporta nell'ambito dell'esistenza umana, di modo che sia più semplice giungere anche al suo concepimento come esistenza reale e non solo ideologica.
Come possiamo dunque essere certi che queste persone, Gesù o i profeti, abbiano realmente tenuto un comportamento sotto la guida, o - meglio - dietro ispirazione diretta, di Dio e non per una strana forma di alienazione mentale?
Sappiamo benissimo che esistono al mondo molte persone che agiscono in modo riprovevole con la convinzione di essere stati toccati da ispirazioni o rivelazioni divine, e in molti casi, purtroppo, ne hanno fatte le spese molti innocenti, siamo quindi sempre abbastanza restii nell'accettare per vero ciò che il nostro prossimo ci propina; più che giusto!
Cerchiamo quindi di distinguere nettamente ciò che viene ispirato realmente da Dio e ciò che invece potrebbe passare per tale.
Prescindendo dalla reale ispirazione dei testi ritenuti a tutt'oggi sacri, sia i testi della Bibbia o del Corano ecc., possiamo fare in modo di estraniarci per un attimo dalle convinzioni che ci siamo creati nell'arco della nostra presente esistenza sulla terra e analizzare obiettivamente quale sia la situazione principale per la nostra esistenza, cioè il benessere. Qualcuno penserà subito al cibo, chi ai soldi o alla natura incontaminata, al sesso o a qualunque altra cosa, dimenticando quello che è il sentimento e la sensazione verso queste cose, cioè la gioia, la pace e l'amore! Queste sensazioni di piacere non sono strettamente legate all'oggetto cui diamo importanza, dipendono esclusivamente dalla nostra mente; una dimostrazione ovvia la troviamo nel fatto che alcuni di noi trovano buone determinate cose che ad altri invece non piacciono assolutamente, quindi questo "oggetto" del piacere non ha l'importanza che invece ricopre il piacere in sé stesso, ne deduciamo quindi che il nostro benessere è nel provare una sensazione, non nell'oggetto che ce la procura.
Considerando ora che siamo tutti, per così dire, sulla stessa barca possiamo benissimo renderci conto che tutti proviamo piacere, dovrebbe dunque risultare più facile immaginare l'umanità intera immersa in questa situazione, senza che alcuno ne rimanga escluso con le scuse più banali, quindi realizziamo la fratellanza tra individui, nazioni, popoli.
Quell'espressione estasiata che viene proposta nei ritratti di Gesù o di Santi non è affatto un'espressione beota, tutt'altro, è l'illuminazione di chi vive veramente nel continuo benessere spirituale; se qualcuno ci fotografasse mentre proviamo l'apice del piacere saremmo anche noi esattamente così, non per questo, però, stupidi.
Questo nostro quadro astratto di Dio sta' man mano prendendo quindi dei lineamenti precisi, vale a dire: Eternità, tempo, essere, amore, benessere, sentimento, sensazione; decisamente sono esclusivamente attributi che non si possono toccare direttamente con mano, ... li si possono però sperimentare, e non superficialmente come siamo abituati a fare, bensì entrando nel loro più profondo significato.
Saliamo di un piccolo altro gradino, cercando di capire meglio taluni suoi interventi nella nostra esistenza.
Quando, come ci spiegano le sacre scritture, creò l'universo, di sicuro non si mise a tavolino a preparare i piani ed i progetti, è un'immagine distorta che viene dettata dall'arretratezza culturale.
Se noi per un attimo riusciamo ad immaginare un piccolo vuoto, un nulla, uno spazio di inesistenza abbiamo, seppur in modo minimo e paradossale, l'aspetto di Dio prima della creazione (Dio è nulla, potrebbe, in qualche modo, essere una asserzione reale), questo caos segue una determinata Logica, è il nulla che giunge a riflettere sulla sua inesistenza, creando una catena di reazioni, di riflessi; è per questo che il mondo materiale non è preso in considerazione da Gesù e da altri maestri appartenenti ai più svariati gruppi religiosi; sempre per questo Gesù disse a Ponzio Pilato che il suo regno non era di questo mondo, semplicemente perché questo nostro mondo si trova nell'immaginario. Vi prego di non fraintendere questa definizione: non è che non esiste, esiste sì, ma solo in una particolare dimensione. Per essere più chiaro vi porto un esempio banale ma importantissimo: i suoni, i colori, la materia e l'energia sono misurabili su una scala di modulazione, vale a dire che se si potesse modificare la modulazione di un suono su determinate frequenze si otterrebbero dei colori, lo stesso procedimento sui colori porta alla materia, mentre sulla materia porta all'energia; naturalmente non disponiamo delle apparecchiature necessarie per mettere in atto questa evoluzione, cioè, la nostra mente sarebbe in grado di farlo (miracolistica) ma, per fortuna, solo chi ne ha l'effettiva coscienza può permetterselo. Sapreste, in effetti, immaginarvi le conseguenze, se il genere umano attuale dovesse possedere questa qualità? Si creerebbe una situazione di disordine totale; ognuno, seguendo il proprio metro mentale, modificherebbe a proprio piacere il sistema delle cose (chi ha visto "Cenerentola" di W.Disney si ricorderà del ballo finale dove le due fatine cambiano in continuazione il colore dell'abito della loro prediletta).
Detto questo ci rendiamo conto che il tutto segue un determinato ordine, il quale è unico in tutto il nostro universo conosciuto.
Accennavo prima ai Profeti, sia maggiori che minori, i quali sono riusciti ad entrare in questo sistema di evoluzione spirituale malgrado talvolta, appunto, non avessero avuto delle formazioni particolari. Essi erano quindi spontanei nei loro ragionamenti e nel loro comportamento, e questo ha permesso loro di seguire senza pregiudizi il movimento modulatorio portandoli ad immergersi nella coscienza comune che ha origine da Dio e che è la stessa per ogni cosa creata.
La nostra mente è invece inquinata da migliaia di informazioni, corrette o meno, che inibiscono in modo sensibile delle concezioni elementari riguardanti l'esistenza del tutto, ci buttiamo in complicate teorie, eludendo le cose più banali che sono insite nel nostro più profondo pensiero, dando più importanza alla nostra mente piuttosto che a quella presenza che le permette di operare sul piano fisico, presenza che è una e unica per tutti, ma che però non ci forza in nessun modo a riconoscerla o a divenirne schiavi. Questa presenza rimane in attesa di venir scoperta, a comprova della sua grazia e benevolenza; di fronte ad essa saremo noi stessi a riconoscerne la supremazia assoluta, noi stessi comprenderemo il nostro gretto comportamento nei confronti della Sua Logica, del suo Amore.
Dobbiamo quindi, in un certo qual modo, fare il possibile per comprendere che esiste una sola Verità, che è semplice più di quanto non possiamo credere. È inutile quindi cercare di comprendere la vita scindendo l'atomo o con esperienze analoghe, dimenticando nel frattempo di porgere un sorriso a coloro che ci accompagnano in questo passaggio obbligato.
Quando Gesù, nel deserto, denigrò metaforicamente l'offerta di Satana, dimostrava l'inutilità dell'affanno, da cui ci lasciamo perseguitare, verso le "cose" di questo mondo; dimostrava la sua presenza esclusivamente materiale su questa dimensione mantenendo il suo Vero Essere nel mondo spirituale, conscio di cosa fosse veramente importante. Malgrado ciò, in molti, sia dei suoi seguaci che altri, si rivolgevano a Lui chiedendogli guarigioni del corpo fisico, chiedendogli dimostrazioni tangibili della sua potenza; quel giorno che però quella donna tra la folla guarì, toccando a Sua insaputa un lembo della sua veste, Egli si rivolse a quell'anima facendole notare di come fosse stata la sua fede a guarirla, non Gesù stesso. Possiamo dedurne che ognuno di noi, con l'apertura mentale volta alla Verità, può arrivare ad ottenere condizioni ottimali di esistenza (non è cosa semplice, comunque) che si basano esclusivamente su cose che non sono di questo mondo, non sono di questa dimensione a noi nota.
A questo punto siamo in grado di avere un aspetto di Dio basato su una percezione mentale che, pur piccola o grande che sia, rasenta solo in modo lieve quello che è realmente la Sua "natura". Molti di noi ritengono che, essendo l'uomo stato creato a sua immagine e somiglianza, egli sia per forza definibile come potremmo definire nostro padre o nostra madre, quasi a suggerirci che, in qualche parte dell'universo, esista un originale di prototipo umano che ha costruito delle copie esatte di sé stesso, ma che avrebbe, in un certo senso, fallito nel suo intento, considerandone l'evidenza del risultato. Se noi invece riusciamo ad immaginare l'essere umano come composizione di sentimenti ed emozioni, riusciamo pure a capire che noi gli abbiamo voltato le spalle, attaccandoci maggiormente alla materia anziché allo spirito. Questo ci è stato possibile con il desiderio, lo stesso che ha attirato l'attenzione dei progenitori Adamo ed Eva verso il frutto del peccato (di qualsiasi genere sia stato) anziché verso la sublimazione di un'esistenza più sottile. Non me ne vogliano, qui, gli gnostici che danno un significato molto diverso a questo passo della genesi, molto interessante senz'ombra di dubbio, ma molto meno diffuso di quanto non lo sia la versione ufficiale riconosciuta dalla Chiesa, dove troviamo che Eva (Zoe) è la vera luce divina nascosta dal Metropator (Dio) in Adamo (Adamas), e che il serpente non è che una manifestazione di Dio per riuscire a salvarli dall'ombra degli Eoni in cui sono, in un certo senso, prigionieri, e dove rimarranno, come dicono anche le scritture ufficiali, sino all'intervento del Cristo dopo la crocifissione.
Naturalmente non sta' a me asserire la veridicità di una versione anziché l'altra, entrambe mettono in evidenza la pienezza della Luce Divina che è la stessa per entrambe i casi, ci sono inoltre centinaia di altre ideologie religiose o scientifiche sulla Genesi dell'Universo, che, in qualsiasi caso, non potrebbero mai rendere effettivamente l'idea di ciò che realmente fu, esattamente come non sapremo mai se Gesù, sulla croce, disse: "Eli, Eli lamma sabactani", cioè "Dio, Dio perché mi abbandoni", oppure: "Heli Lamah Zabac Tani" che, secondo A. Kaiser, sono parole in lingua Maya che significano "Ora sommergimi nella luce della tua presenza" dovute ad una permanenza iniziatica del Cristo in Tibet, durante gli anni di cui non ci sono state tramandate cronache, e dove si ritiene vi sia, tuttora, la sua tomba.
Man mano che proseguiamo notiamo che: Dio è un insieme di attributi: Luce, Amore, Eternità, Fede, energia, ecc., molti dei quali siamo perfettamente in grado di comprendere con la nostra seppur piccola mente, e quindi anche il più scettico tra i scettici dovrebbe, per un attimo, afferrare un piccolo bagliore di quali sensazioni provochi, in noi, la presenza di Dio; sono sensazioni che comunque non sono legate al solo proprio piacere, bensì al piacere collettivo, per questo un vero illuminato da Dio, non potrà mai provocare danno, in nessun modo, al suo prossimo, oppure spingere qualcun'altro a farlo, così come non si metterà a combattere un sistema politico o, come purtroppo succede spesso, un'altro ordine religioso.
Il vero illuminato, inoltre, non sarà mai crudele o cattivo contro chi ha peccato, egli lo richiamerà con fermezza e con amore come una Madre o un Padre fanno con il proprio figlio; potrà sì, punirlo, ma mai in modo brutale.
Queste semplici indicazioni sono basilari per non doversi trovare a seguire determinati personaggi che si ritengono Messaggeri di Dio, e che ne manifestano pure determinati attributi (taluni, in effetti, non sono esclusivamente Divini), ma che in realtà seguono uno scopo egoistico, e spesso tragico per chi, in buona fede, si lascia attrarre da banali lusinghe o da veri e propri lavaggi del cervello ad opera di alienati mentali (potrei riportare casi del genere ma sono sicuro che chi legge ne sia senz'altro a conoscenza e preferisco lasciare nel passato ciò che è stato).
Purtroppo, però, "grazie" a queste esperienze, siamo portati al rinnego a priori di qualsiasi individuo tenti di proporci delle rivelazioni Divine; i veri Santi, per esempio, sono stati dichiarati tali solo dopo la loro morte, impedendo all'umanità di approfittare degli insegnamenti morali di questi mentre erano ancora in vita. Di sicuro siamo così vuoti di spirito che rinchiuderemo Gesù in un manicomio, quel giorno che ritornerà dichiarandoci di essere il Cristo, obbligandolo quindi a doversi manifestare in un modo eclatante, sperando che non venga scambiato per qualche trovata pubblicitaria o per il set di un film con effetti speciali.
I veri Induisti, per esempio, ritengono che Brama (il padre, Dio) si incarni sulla terra, di era in era, in particolari situazioni di necessità, da parte dell'uomo, della presenza divina; per questo motivo venerano, in modo profondamente devozionale, molte persone (viventi) che ritengono Santi e, addirittura, ritenendone talune Incarnazione di Dio. Purtroppo sorge un po' di confusione perché ognuno dei vari gruppi ritiene di aver trovato il Santo dei Santi, ma ... se fosse vero? Hanno quindi ragione nel dedicarsi a loro con il corpo e con lo spirito e, oltretutto, la loro rinuncia quasi totale ai beni materiali fa' sì, che non abbiano nulla da perdere, al massimo di che guadagnarci.
Noi, presunti Cristiani, ci riconosciamo per quei materialisti che siamo, ma non facciamo nulla per porvi rimedio, stiamo soltanto ad aspettare che giunga qualcuno con la bacchetta magica e ci porti o in Paradiso o all'Inferno, continuando a comportarci come meglio crediamo, ognuno per conto suo, anche se pretendiamo di dimostrare che siamo uniti o in questo o in quello; siamo pronti a dare un aiuto finanziario alle società di beneficenza, quando al nostro vicino di casa, paralizzato nel letto, basterebbe qualcuno che gli tenga compagnia, in modo spontaneo e non forzato (o addirittura pagato), per mezz'ora al giorno, tanto per sentirsi ancora vivo.
Se Dio è Amore anche noi lo siamo, se Dio è Luce anche noi lo siamo, se Dio è misericordioso lo possiamo essere anche noi, senza imporci dei propositi di aiutare il prossimo a tutti i costi per fare piacere a Dio (o peggio per riscattarci da qualche peccato), ma dobbiamo esserlo nella coscienza di vivere nella condizione di Grazia e Misericordia.
Nessun uomo è uguale, così come nessun fiocco di neve è simile all'altro, l'uguaglianza sta in ciò che sostiene il tutto; è una situazione che dovrebbe essere sperimentata da tutti, indistintamente, per poterla veramente assaporare nella sua dolcezza e nella sua realtà; è questo fondo di uguaglianza che fa di molti uomini l'umanità, e di molti fiocchi di neve la valanga. La grandezza di Dio dipende da dove la si guarda; come la montagna, che si vede piccola in lontananza e diventa enorme quando ci si trova ai suoi piedi, lo stesso è Dio, più ci avviciniamo più diventa immenso, più gli permettiamo di esistere fuori e dentro di noi, più noi esisteremo in Lui, più gli saremo simili nel significato biblico.
Per questo motivo posso assicurare che chi conosce l'Amore conosce Dio. Non sono assolutamente due cose separate; il fatto di insistere su "Dio" anziché accontentarsi di "Amore" è proprio perché con questo termine si comprendono anche le altre qualità che ho enumerato sopra (in modo succinto). Se, a questo punto, non siamo ancora in grado di distinguerlo come Unico è semplicemente perché non abbiamo ancora sperimentato, direttamente sulla nostra pelle, alcune sue proprietà, che ne costituiscono la caratteristica fondamentale.
Noi possediamo anche un istinto di conservazione che ci sostiene, ci salva la vita in situazioni critiche della nostra esistenza, per quanto riguarda invece il sopraggiungere certo della morte, ci lasciamo prendere dalla paura, dal panico, che sono dovuti, principalmente, alla nostra ignoranza, all'errata interpretazione del nostro sistema vitale. Non siamo capaci di vedere che noi, in qualità di Spirito, sopravviviamo all'Anima di carne e ossa, rimanendo in seguito in uno stadio di attesa alla riunificazione con il principio divino. È una situazione al di fuori della concezione logica di questo mondo; l'altro mondo è per noi solo una parola, una definizione che ci lascia indifferenti perché, in fondo, non ci crediamo. Eppure durante il sonno non sappiamo dove siamo, non ce ne rendiamo conto, non abbiamo più il contatto con il nostro corpo, come lo abbiamo durante lo stato di veglia; durante il sonno arriviamo, persino, a toccare altri livelli di esistenza con il sogno, gli incubi... ma, quando ci corichiamo, non abbiamo paura e terrore, è ormai una pratica abituale di cui non ci preoccupiamo, non ci prendiamo nemmeno la briga di analizzarla; in fondo, però, anche lo stato di sonno non è una componente logica del nostro modo di vedere le cose. La "morte" non può essere sperimentata prima, ma effettivamente segue lo stesso funzionamento del sonno, in forma più incisiva senz'altro, ma non, per questo motivo, da affrontare con timore. La morte dei nostri cari ci darà pur sempre dispiacere; quando si abbandonano gli affetti è logico che si provino tristezza e amarezza, ma in noi deve sopravvivere la certezza del rincontrarsi in situazioni migliori, ci si deve convincere che l'altro mondo è la Luce di Dio, la sua immensità, il suo Amore, perché in quel momento siamo esclusivamente Spirito e non materia, esseri pneumatici, senza ostacoli all'Illuminazione celeste.
Massimo Enzo Grandi - Elenco dei Blog
- Shiva, il Grande Dio – alcuni passi tratti da “Facets of Brahman or The Hindu Gods” di Swami Chidbhavananda
- La scienza degli iniziati – Un manuale su “L’eterna Saggezza”, domande e risposte di Un Servitore
- L’umanità è matura per sapere – Autore Anonimo “Ogni redenzione è la somma dei sacrifici compiuti”
- Il Libro dell’umanità – Autore Anonimo – Fiamma, Luce, Amore. Ad ogni uomo che chiede: “Donde vengo? Donde vado?” Ad ogni creatura che domanda: “Chi sono? Chi Sarò?”
- Le saggezze di Virginia – alcune piccole gemme preziose di Virginia Trezzi che sono rimaste e rimarranno sempre con me
- Pensiero Positivo – Vari autori e correnti di pensiero sono unanimi sull’importante effetto della mente e dei pensieri sul nostro mondo materiale.
- Domande e Risposte – di Massimo Enzo Grandi – alcuni passaggi del dialogo interiore con una parte di me (forse) più intelligente di me stesso.
- Vari autori e Anonimi – diversi brevi testi di particolare rilevanza.
- Vita Impersonale – Io sono – Pagine speciali dal Conte di Saint Germain
- Nei luoghi di Hackoc – Racconti, Sogni, Realt
- JFF - Just For Fun – Digital rework by Gomax (M.E.G.)
Massimo Enzo Grandi
Vedere Dio, sentire Dio ed essere Dio
C’è un punto interiore che stabilisce il mio essere come persona, come pensiero, come agente. Per avere un punto interiore devo anche avere, di conseguenza, un punto esteriore, il che non significa però letteralmente che sia “fuori dal mio corpo”, ma che si tratta solo di un riferimento ben distinto, seppur illusorio, in modo da darmi la coscienza – sensazione o illusione – di essere persona, pensiero, agente, animatore…
Io sono qui adesso.
Non v’è nulla che possa essere di disturbo a questo fatto. Ammettendo che (io adesso) decida di essere in un punto che potrebbe essere definito “futuro” o “passato”, sarei sempre nel mio adesso, ciò perché esiste solo proprio questo “io adesso” e null’altro.
Cos’è l’io adesso? Proprio questo (io sono) in espressione. Dio (cioè Io) in perfetto divenire.
Io sono – qui adesso – fermo!
Io sono Dio, il moto immobile, la perfetta illusione, sono l’unica cosa esistente sotto molteplici aspetti che mi danno l’illusione di essere separato da me stesso.
Fermo!
Prendi conoscenza che Io Sono Dio!
Il Dio Confuso
by Massimo Enzo Grandi
Il termine Dio è spesso usato in modo confuso e inappropriato. Difficilmente infatti si può avere la certezza che il nostro interlocutore sia in grado di riconoscere il Dio di cui stiamo parlando senza confonderlo con il Dio in cui fermamente crede (o non crede) o di cui lui abbia sempre sentito parlare. Solitamente già questa asserzione porta una persona “monoteista” a fraintendere quanto detto credendo di leggere tra le righe l’esistenza di più Dei. Dal canto suo un “politeista” invece riconosce chiaramente ciò che ha sempre ritenuto, cioè che esistano più di un Dio in forma separata, ma veramente non è neppure questa la giusta interpretazione di quanto poc’anzi detto. L’ateo invece ha probabilmente già evitato accuratamente di leggere un testo con il titolo di “Dio Confuso”, a meno che non abbia creduto di trovare un campo fertile per dar sfogo alle sue colpevolizzazioni verso le religioni, le chiese e soprattutto verso quel Dio in cui non può assolutamente credere.
In molti dei miei testi uso questo “termine”, questa definizione, esclusivamente nel contesto del discorso affrontato. Cercando però di “assecondare” l’idea di Dio usata in quella particolare situazione traggo forse in inganno il lettore che ritiene io stia confermandone la definizione data o intesa, e non riesce a percepire nel modo corretto di cosa io stia parlando e cosa stia esattamente dicendo.
In modo da chiarire il mio punto di vista – che si trova ovunque nell’infinito – cerco quindi di dare qui una definizione di cosa io veramente riesco a vedere, percepire e soprattutto comprendere con il termine Dio.
Che si parli di Javé, Elohim, Brahma, Zeus, Odino, Quezoalcoalt, un nome “impronunciabile” o segreto, tutti i nomi, il “mio” nome o qualsiasi termine si usi per definire Dio, è più che appariscente che si stia facendo riferimento a qualcuno (o qualcosa) che abbia effettivamente e volontariamente provveduto alla creazione del tutto con la propria volontà, dunque consapevolmente e con metodo.
Come prima cosa tengo a precisare che il “mio Dio” – cioè ciò che personalmente intendo quando ne faccio riferimento – non è assolutamente un essere a sé stante. Non è un essere che ha creato un Universo con il solo scopo di soggiogarlo a suo piacimento punendo chi non segue le sue direttive e premiando chi invece le segue. Cioè non è quell’essere rappresentato come un vecchio canuto dall’iconografia classica.
Le direttive (o leggi) che si attribuiscono ad un simile Dio sono state scritte da semplici uomini avvalendosi della dichiarazione che giungessero da un’entità superiore che ha scelto loro e la loro stirpe quali messaggeri di salvezza per l’umanità, a volte con la convinzione fosse semplicemente così e a volte invece con dei propositi ben precisi.
In molti casi queste leggi potrebbero essere sintetizzate in qualche semplice “comandamento” che soprattutto implica una morale che non entri in contrasto con il nostro prossimo (o con ciò che riteniamo il nostro prossimo, ma questo è un discorso che ho già trattato separatamente). Sono quindi punti che si possono considerare “giusti” e… diciamo pure di una certa “elevatura spirituale”. Tutto quanto dunque viene largamente aggiunto in voluminosi tomi di migliaia di pagine per la maggior parte è puramente frutto di fantasie (per alcuni addirittura cospirazioni) e forse in alcuni casi anche farneticazioni.
Finché quindi un individuo basa la sua idea su Dio in base a ciò che gli viene insegnato, detto, raccontato o inculcato, avrà sempre difficoltà a percepire questa entità creatrice nel suo vero e unico “modo di essere Dio”. La sua idea sarà dunque “contaminata” da falsità che lo portano ad allontanarsi da quella “realtà” che invece è così semplice che “solo i bambini sanno vederla chiaramente”.
Anche chi si accanisce contro l’idea dell’esistenza di un Dio e asserisce che siamo noi stessi gli artefici della nostra vita, anche se sta dicendo il vero in fondo si lascia illudere da convinzioni materialistiche ed egoistiche. Ma non per il fatto di sentirsi più importanti di un possibile Dio, bensì per il fatto che spesso, a sua volta pretende di imporre il suo “punto di vista” (comunque anche questo ovunque nell’infinito) a chi invece potrebbe avere un’idea di “Dio” proprio come entità insita in noi stessi, nel nostro corpo, nella mente e nel “cuore”.
Non nego che anch’io – molti, ma molti anni fa – credevo al Dio cattolico Cristiano raffigurato dall’iconografia classica come un “umano” attempato, burbero, severo e vendicativo che da qualche millennio aveva smesso di parlarci e condurci per mano verso il “Paradiso”, questo grazie ai nostri peccati che commettiamo in continuazione. Poi sono iniziate le domande, i confronti con “gli Dei” di altre religioni, le ricerce della Verità tra le varie verità assolute che in tanti cercano di propinare condite dalle più svariate salse.
Non è che abbia comunque affrontato chissà quali studi. Mi sono accontentato, e mi accontento tuttora, di leggere tutto quanto abbia potuto attirare la mia attenzione. Cercando per altro di non lasciarmi condizionare troppo da questa idea piuttosto che dall’altra – ma semplicemente cercando di capire cosa stessero “dicendomi” i vari autori, i vari personaggi o le più disparate “entità” – ho assimilato un discreto bagaglio di informazioni (tengo a precisare “assimilato” e non “imparato a memoria”, quindi dati presenti a livello più inconscio) che secondo la mia mente “logica” sono state catalogate come possibili, probabili, fattibili e, soprattutto sensate e sperimentabili direttamente.
Oltre naturalmente alle nozioni Cattoliche e Bibliche, queste mie ricerche mi hanno portato a toccare sia le filosofie indiane (induismo, brahmanesimo ecc.) e il buddhismo, Rosacroce, la Golden Dawn, Alchemia. Ho toccato argomenti di etica, filosofia, teologia, teosofia, dottrine segrete e non, princîpi dei quanti e dei pochi, la teoria delle stringhe (orribilmente tradotto dall’inglese “string”), la legge di attrazione, neurologia (a livello amatoriale ma comunque esaustivo), l’evoluzione secondo Darwin, psicologia Freud-Junghiana, parapsicologia, lo spiritismo a partire da Allan Kardek, scienze occulte, Kinesiologia, EFT, Brain Gym e Touch for healt, pranoterapia, mesmerismo, Ho-oponopono, e poi ancora le varie divinazioni come i tarocchi, I Ching, la sfera di cristallo. Ho toccato anche argomenti come la scrittura automatica, sia personalmente (vedi alcuni estratti in Domande e Risposte) che tramite altri “autori” come Neale Donald Walch. Poi anche fenomeni di channeling soprattutto riferiti a Edgard Cayce, Abraham-Hicks, Ramtha-Knight, per non parlare anche di personaggi come Roberto Assagioli e Giuseppe Filipponio, Richard Bach, Pitagora, Michael Ende, Walt Disney, Erick Von Däniken, Platone, Giordano Bruno, Van der Leeuw, Leadbeater, Sai Baba, ma anche come Aleister Crowley ecc. Dulcis in fundus (ma abbastanza in fundo) anche qualche ricerca e interesse sull’ufologia (UFO e USO). Insomma, chi più ne ha più ne metta.
Diciamo che di tutto quanto ho indicato è rimasto attaccato qualcosa al mio modo di pensare, vedere, ascoltare. A volte già a me stesso appare confuso, ma poi riesco a riallacciare le mie opinioni ad almeno più di una di queste esperienze. Quindi mi sono fatto un’infarinatura di tutto un po’ senza per altro avere preferenze o diventare “specialista” in un ramo piuttosto che in un altro. Praticamente un po’ come quel mio amico francese purtroppo scomparso (Dominique Gonelle) che un giorno mi disse: “Voi svizzeri parlate molte lingue, ma nessuna in modo corretto” (e questo si può forse anche notare dal mio italiano, lol), ecco, lo stesso vale per le mie conoscenze, quindi facilmente potrei anche confondere un nome con un altro, oppure faccio abbinamenti con le altre lingue che conosco (appunto non in modo perfetto) e potrei dare l’impressione di non sapere cosa dico o di parlare a vanvera. Quindi chiedo scusa già in anticipo…
Per concludere quindi: quando io dico “Dio” intendo qualsiasi qualità ne possa emergere nelle varie possibilità di descrizione, tranne naturalmente quella dell’umano attempato. Se da qualche parte per esempio dico che “Dio disse ad Abramo di sacrificare Isacco” (Genesi, 22-13), non è tanto per dar valore e riconoscimento a un Dio esteriore che vuole mettere alla prova l’ubbidienza di un suo fedele servitore, bensì per portare un esempio di “pensiero fuorviante” che potrebbe sorgere dal nostro intimo oppure potrebbe addirittura esserci suggerito da terze persone con l’intento di soggiogarci ai loro desideri, quel pensiero cioè che porta a compiere atti insensati – purtroppo spesso anche con esiti drammatici – credendo di compiere il “volere di Dio”. Lo stesso dunque vale anche per le citazioni mitologiche, poetiche, storiche, fantastiche ecc.
Nei miei vari blog dunque cerco di toccare i più svariati temi nel modo più serio e rispettoso possibile, in fondo comunque sono tutti collegati al mio “punto di vista ovunque nell’infinito”, e sono punti che non sono destinati a ferire il pensiero o l’idea di nessuno – se invece dovessero farlo, chi si sente ferito dovrebbe forse non prendere tutto così seriamente e accettare che al mondo esiste anche chi non la pensa così.
Personalmente ho un paio di piccoli motti che mi piace ricordare:
“Io sono responsabile per ciò che dico, non per ciò che capisci”
“Il bello delle nostre convinzioni è che le possiamo cambiare quando vogliamo”
Cioè con queste due frasi intendo sottolineare che la mia intenzione di dire le cose ha una base che cerco di esprimere al meglio e in modo chiaro, e se qualcuno non riesce ad afferrarla è perché non vuole vederla e trova tutte le scuse possibili per “annullarla”. Inoltre, e non meno importante, tengo a precisare che ciò che io dico è esclusivamente il risultato di un mio pensiero logico costruito fino a quel momento, se un domani quindi subentrano altri elementi che mi convincono vi siano altri sbocchi sono il primo ad accettarli e portarli avanti. Guai se mi fermassi alla prima osteria dove ho trovato il vino buono, può benissimo essere che in altre ve ne sia di migliore.
L'ora X
(di Massimo Enzo Grandi - marzo 2011)
Mentre la mia mente si immerge in pensieri dall'apparenza insignificante, il battito del tempo del pendolo in salotto continua a scandire l'esistenza di una verità molto spesso discussa.
Lievi rumori si insinuano dalle finestre aperte quasi a gridare che non sono solo, che non sono unico. Mi affaccio a scrutare quei movimenti tra gli alberi ed osservo, all'orizzonte, lo sfrecciare di piccole vetture guidate da minuscole esistenze ed attendo che giunga, in ritardo, il loro lieve rumore.
Teorie Einsteiniane cominciano a pervadere il mio corpo mentale allontanando, impercettivamente, le banalità di pensieri di comodo ed aiutandomi a riprendere il regolare controllo della tensione nervosa.
La pressione su di un tasto... ed ecco che suoni striduli ed incomprensibili attaccano l'eterico ed il fisico. Cambiando i canali scorrono vecchi e nuovi suoni: pensieri positivi perchè siamo vivi, lingue straniere che cantano, in modo apparentemente dolce, rapporti sessuali rubati con morbosità, suicidi, omicidi, irose accuse ...
Ecco i suoni di un'orchestra classica ... interpreta compositori con buone possibilità di rimanere eterni ... proprio l'ideale per riflettere, su ciò che è il mio adesso, senza offuscarmi con remote, inutili situazioni.
Non ho bisogno di coordinare corpo e mente, è un fatto automatico, perché allora non riesco a coordinare mente e universo? In fondo è la stessa cosa. Cos'è che inibisce questo contatto impedendomi di migliorare il mio essere avvicinandolo appieno a ciò che è la vita?
Come un paradosso, mi rispondo che è proprio la vita stessa, o meglio come questa è solitamente intesa, cioè un tutt'uno con la materia ... ma non è così; un corpo è morto quando la vita lo abbandona per tornare da dove è venuta.
Passo davanti allo specchio e ne rimango prigioniero, vedo solo un corpo ma non vedo me. Per fortuna sò di esistere, sò di avere a disposizione oggetti che servono per esprimermi ... polmoni, corde vocali, lingua, labbra per emettere suoni articolando parole che esprimono il mio pensiero. Cosa potrei vedere se non ho gli occhi? Per quale motivo ho scelto un corpo che trascuro, avveleno con cibi che gli sono dannosi? Forse che faccio il pieno di coca cola alla macchina? Nessuno lo farebbe, e chi lo avesse provato di sicuro non continua a farlo!
Mi sforzo a sorridere alla mia immagine ma è solo un'interpretazione di quello che dovrebbe essere ... ma che cosa dovrebbe essere?
Mi allontano da quella trappola che riflette solo una parte del mondo, la meno importante; una trappola che ha creato incredibili problemi a menti deboli come quella di Narciso o di Grimilde nella favola di Biancaneve.
Decisamente non è giornata, ogni cosa mi appare inutile o addirittura pericolosa, tanto da spegnere anche le note della radio.
Chiedo a Dio di lasciarmi sparire, ma continuo ad essere presente in questo corpo, succube di pensieri inquinati dal mondo. Il mio sé grida aiuto nel silenzio di dimensioni parallele, non vuole lasciarsi corrompere ulteriormente dalle materializzazioni elementali, aleatorie ed apparentemente inutili; stà creandosi in me il rifiuto della mia parte "umana", e non stò commettendo peccato, perché aspiro al regno che venne promesso dal Cristo, che ha fatto di tutto per insegnarci a vivere nel nostro corpo e non "con" il nostro corpo.
Mi trovo in un veicolo che vorrei cambiare, ma ho ormai desistito nella ricerca di un concessionario; sò benissimo che non è il veicolo da cambiare, bensì l'energia che lo tiene in una forma ... Difficile!
Hm!? ma in fondo cosa sono? Ho già scoperto di non essere il corpo materiale, però ho spesso gli istinti legati a questa mente, sempre che corpo e mente siano di pari concezione.
... ma... chi è questo "Io" che mi fà fare queste idiozie?
Vado con un le note di un CD. Un'anima cerca di farsi sentire e con me ci riesce; una registrazione del passato contatta il mio presente, quasi a rispondere al grido d'aiuto del mio sé. Ecco, così vorrei essere sempre, morto nel corpo e vivo nell'anima che galleggia nel buono, sospesa in un vuoto visivo pieno di energia sensoriale, di eternità.
Faccio scorta di vibrazioni, immagazzino tutto quanto ci stà in questo limitato involucro. Mi sento come avessi appena terminato il cenone di capodanno, da scoppiare, però non ancora sazio; vorrei veramente scoppiare, dilaniare la mia inutile carne con il solo pensiero. Potrei forse così vagare nell'infinito e sentire cantare gli angeli, non più lo stridio della dannazione.
Niente più ... di niente.
M. Grandi
Come, cosa, quando...
Sono moltissime le cose che influiscono sul comportamento di una persona, sul suo modo di pensare, di agire,… di trarre delle conclusioni.
Spesso le influenze sono palesi e facilmente ricollegabili ad eventi ancora vivi e ben distinti nei ricordi, altre volte invece sono ben celate ed accuratamente nascoste alla nostra mente, ai nostri ricordi.
Può trattarsi di eventi isolati che scalfiggono in modo chiaro ed indelebile la struttura della nostra personalità oppure possono essere diverse situazioni anche non collegate tra di loro che formano una sorta di fardello che appesantisce e rende più arduo il suo smaltimento.
L’ideale sarebbe vivere esclusivamente nel presente evitando di pensare ai tempi che non sono quelli dell’”ora e adesso” ma nel caso che il nostro “ora e adesso” non risulti felice e soddisfacente significa che abbiamo perso il filo conduttore dell’ideologia del presente, quindi l’analizzare il nostro passato può essere utile per migliorarle tale ideologia affinché anche “domani” ne possiamo essere sempre più coscienti.
Una cosa importante è la predisposizione nell’accettare quanto man mano riportiamo alla luce senza giudicare, senza quindi accettare o rifiutare ciecamente tutto quanto riporteremo al “presente” durante il viaggio all’interno del nostro pensiero. Eventi o situazioni che potrebbero apparirci a prima vista negativi potrebbero invece risultare positivi e viceversa. Una volta convinti di ciò possiamo passare direttamente alla prima parte dei nostri “esercizi” nella quale dobbiamo impegnarci in modo serio per trovare il capo della matassa che vogliamo sbrogliare.
Si tratta di domande che rivolgiamo al nostro essere, che non devono essere ragionate o pensate ma che devono portare ad una risposta istintiva e sincera, il fatto di rispondere in un modo o nell’altro non implica nessun punteggio o qualifica, servono esclusivamente a mostrarci il nostro vero aspetto come se ci si guardasse allo specchio, mantenendo quindi una certa distanza tra ciò che siamo e ciò che crediamo di essere.
Sono soddisfatto di come sto conducendo la mia esistenza?
Sono d’accordo che la mia esistenza sia condotta da altri?
Le decisioni importanti che prendo seguono la mia ideologia?
Sono io che decido la mia vita?
Mi lascio influenzare dal pensiero di chi mi è vicino?
Agisco spesso d’istinto?
Mi preoccupo del mio prossimo, dell’ambiente in cui vivo e della società?
Critico spesso il mio prossimo?
So assumere le mie responsabilità?
Sono sincero con gli altri?
Sono sincero con me stesso?
Se abbiamo risposto no ad almeno tre di queste domande, e abbiamo naturalmente risposto in modo sincero, significa che qualcosa ci sta trattenendo per la camicia impedendoci l’abbandono sulle onde placide e rilassanti del presente.
Nessun’altro all’infuori di noi stessi può aiutarci, anche il migliore degli psicologi non fa altro che accompagnare il paziente sulla sua “autoguarigione” mentre il lavoro più importante viene sempre effettuato dal paziente stesso. Le domande che ci dobbiamo porre sono le stesse domande che noi potremmo porre ad un amico che ci dicesse quanto noi ci stiamo dicendo, è nostro interesse quindi ad essere il più sinceri possibile e non nasconderci nemmeno il più piccolo dei pensieri.
Alcuni esempi? Ecco semplicemente un dialogo tra me stesso:
mi sono appena alzato, mi guardo allo specchio.
“Che faccia stupida hai oggi”
“E’ la mia, non posso farci nulla”
“Sarebbe ora di radersi”
“Magari più tardi ora voglio solo un buon caffè”
“beh ma quando sei ben rasato sei molto più carino”
“ma chi se ne frega, tanto non devo piacere a nessuno….”
Solitamente questi pensieri passano nella nostra mente senza che ci si renda conto che li stiamo facendo, imparando ad esprimerli in modo chiaro scopriremo che un dialogo con noi stessi non è assolutamente monotono ma può rivelarci in modo ben definito alcuni pensieri o modi di pensare di cui non ci siamo mai resi conto. Ci troviamo così coinvolti automaticamente in un colloquio con il noi di ieri, dell’altro ieri o di alcuni anni fa e questo nostro “interlocutore” sarà per noi come la nostra immagine allo specchio, vale a dire noi stessi all’infuori del nostro essere. Questo nostro “riflesso” sa che può essere sincero fino in fondo con il nostro essere e viceversa.
Ci si scambiano consigli, ricordi, ci si sostiene il morale…
(to be continued…)
Fratelli
Fratelli,
eccomi a voi in questo momento in cui nuovamente vi sentite in pericolo e minacciati. Abbiate fede, non ve ne è motivo.
Io sono qui con voi come lo è il nostro Padre.
Sono qui a ricordarvi la misericordia di nostro Padre, l’Onnipotente, l’Onnisciente, l’Onnipresente, l’Eterno.
Sono qui a ripetere ciò che Egli, il nostro amato Padre ci suggerisce ogni giorno dal più profondo del nostro cuore.
Lo fa direttamente e personalmente a ognuno di noi.
Lo fa quando noi lo ascoltiamo e lo fa anche quando non lo facciamo.
Lo fa quando ci lasciamo trascinare dalle lusinghe di questo regno che crediamo sia il nostro mondo.
Lo fa ogni volta che glielo chiediamo, scegliendo i mezzi che lui ritiene più opportuni: ora per immagini, ora con una poesia, ora con una dolce canzone e ora con una spina nel cuore.
A voi che sapete ascoltare dico grazie per l’amore che portate, non solo al nostro Padre, ma anche a tutti noi fratelli, alle creature del Cielo e della Terra, così come al Cielo e alla Terra stessi.
Non temete se credete di non essere meritevoli, se credete di avere gli occhi chiusi da false dottrine, da falsi insegnamenti o da falsi maestri.
I vostri occhi si aprono alla luce della verità divina perché il Padre dal vostro cuore riconosce le Sue parole che qui pronuncio.
Uscite dalle tenebre che vi tengono bloccati con idee di un Padre misericordioso che però vi minaccia, che vi giudica e vi punisce. Un Padre misericordioso non potrà mai fare questo.
Egli ci permette di decidere, non ci giudica e non ci punisce. Egli ci accompagna sempre pronto a sorreggerci quando cadiamo, quando ci feriamo da soli.
Nostro Padre non ci manda qui per soffrire o per proprio diletto. Siamo noi che ci allontaniamo da Lui scegliendo di sperimentare la nostra stessa appartenenza alla Sua onnipotenza.
La sofferenza è sentire i suoi passi nell’Eden e crederlo lontano da noi, che siamo la luce dei Suoi occhi, siamo l’amore del Suo immenso cuore.
La sofferenza è dare ascolto a chi ci soggioga, a chi ci confonde e a chi ci plasma con i più sofisticati stratagemmi per farci credere che stia parlando a noi come tramite del nostro Padre.
Lui, il nostro amorevole Padre, non ha bisogno di tramite alcuno. Non ha bisogno di minacce per far udire la Sua voce. Egli non benedice un figlio perché lo prega e maledice l’altro che non lo fa. Anzi, il secondo lo prende per mano ancor più dolcemente per mostrargli che Lui, come Padre, è sempre presente sia per il primo che per il secondo.
Nostro Padre parla a noi come figli responsabili, ci consiglia, ci sostiene nelle nostre decisioni e ci mostra la giusta via per tornare a vederlo e a sentirlo veramente in noi, per riconoscerlo in noi ed aiutarci a riconoscere noi in Lui.
Perdoniamo i nostri fratelli che preferiscono non guardare perché attratti dalle allettanti promesse di ciò che loro stessi chiamano Satana con lo scopo di approfittare della nostra disponibilità, del nostro amore e del nostro altruismo. Queste promesse sono promesse di potere, di supremazia sui regni e sulle persone, e non provengono certo dal Padre che ha creato e continua a creare tutto quanto serve per rendere ogni figlio un vero signore cui nulla manca.
Come può un Figlio dire al Fratello che il Padre parla solo con Lui? Come può fargli credere che sarà punito dal Padre se non onora il fratello? Oh quale sofferenza in quell’anima che si lascia strumentalizzare da simili menzogne. E quale sofferenza ancor maggiore si presenta a chi ha commesso simili scempi, trovandosi al cospetto del Padre che ha sempre saputo, e malgrado ciò gli ha lasciato fare… che malgrado ciò lo perdona come anche il fratello che è stato ferito perdona.
Fratello, pensa che per ogni singola creatura cui qualcosa viene tolto, noi permettiamo che il Padre perda una parte della sua gioia e versi una simbolica lacrima.
Pensa al mare di lacrime che il nostro amato Padre sta versando proprio in questo momento, vedendo alcuni dei suoi figli auto-eleggersi unici possessori della “legge del Padre” che loro stessi hanno costruito plasmando e modificando, sia volontariamente che involontariamente, le sagge parole che Egli suggerisce continuamente al nostro cuore. Nostro Padre non può rallegrarsi vedendo il Suo nome divenire la scusa per opprimere i deboli, i disadattati e le minoranze. Nemmeno i più grandi peccatori possono venir giudicati in quel modo dai loro stessi fratelli. Ognuno di noi si troverà a valutare egli stesso le sue azioni davanti al sorriso benevolo e amoroso del Padre stesso del perdono.
Non giudicare il tuo fratello che si accanisce contro di te per soggiogarti. Porgi l’altra guancia e non cedere alla tentazione di cadere in questo gioco senza fine. Cerca dunque di essere d’esempio e di eccellere nell’amore, nel servizio ai bisognosi e nel perdono.
Regala a chiunque un sorriso e ascolta solo la voce del nostro onnipresente Padre. Quella voce che dal cuore ti sussurra: “Sono Io, tuo Padre, e anche lui è mio figlio. Tuo fratello”.
Nostro Padre ci ha fatti a sua immagine e somiglianza. Non è una bugia. Non è un mistero. Se non riusciamo a vedere ciò è perché noi ci vogliamo vedere in un altro modo. Noi siamo l’immagine del Padre, e il nostro corpo mortale è l’immagine che noi abbiamo creato di noi stessi.
Ma noi non moriamo mai.
Fratelli, noi siamo sempre presenti nell’immensità del cuore di nostro Padre, lì siamo sempre insieme uno con l’altro a glorificare la sua beatitudine che irradia ovunque.
Quindi non temete.
Io, vostro fratello Massimo Enzo, sono qui.
Nostro Padre è sempre con noi.
Nulla può farci del male se non noi stessi quando ci lasciamo distrarre dalla paura, dal desiderio di supremazia, dall’indifferenza verso il nostro fratello bisognoso.
(Massimo Enzo Grandi 20121219)
Posso dire che…
Nel momento stesso in cui io prendo coscienza di qualcosa, sia esso un oggetto, un’immagine, una luce o un’ombra, un suono o una sensazione, è il mio pensiero che, come frutto del mio atto di pensare, prende coscienza di un effetto esterno ad essa?
Oppure è questo “qualcosa” che assume la sua presenza grazie al pensiero stesso che sto compiendo che ciò esista?
Posso dire che un tachione è semplicemente il mio pensiero che, con una velocità superiore alla luce, crea tutto ciò che vedo, che sento o che provo, ponendo queste basi affinché ne prenda coscienza?
È il mio pensiero dunque la cosa più veloce della luce?
Posso dire che il mio errore consiste nel non concepire che realmente nulla esiste all’infuori di me, ma che appena ci penso creo automaticamente qualcosa che mi dà proprio l’impressione che esista qualcosa all’infuori di me, e cioè il mio pensiero stesso in merito, confondendomi ancora di più?
Posso dire che tutto esiste nella mia mente creando così contemporaneamente una cosa estranea alla mente stessa, cioè la “mia mente” e la “realtà” in essa contenuta?
Come posso eseguire questo processo di “pensiero tachionico” in modo più consapevole e mirato affinché non sussista più in me la sensazione di subire la realtà anziché di esserne il diretto creatore?
Essere un creatore consapevole e responsabile è alla portata di chiunque? Ma chi sarebbe chiunque, visto che tutto quanto credo non sia me, esisterebbe solo per mia volontà e grazie al mio pensiero?
Ma cosa farei qualora fossi un effettivo creatore consapevole e responsabile? Qualcosa di completamente diverso oppure continuerei a creare ciò che sto già creando inconsapevolmente?
Si, che il tuo pensiero è la cosa più veloce della luce è la definizione che puoi avere al tuo livello di pensiero più vicina alla realtà. Non intendo che la tua idea in merito non è quella, bensì la descrizione che ne dai è ancora troppo grossolana. Ciò che vedi è davvero frutto del tuo pensiero.
Ma il mio “rendermi conto” del pensiero stesso, avviene nell’istante “tachionico” o in quello “lucifero”, relativamente cioè alla luce?
In quello lucifero…
Dunque ho già pensato prima di finire di pensare e ho già finito di pensare prima di finire di scrivere. Ma ho finito di scrivere prima di aver finito di pensare un nuovo pensiero che ho già pensato.
Non concepire che nulla esiste all’infuori di te ti serve per osservarti sotto un ottica più obiettiva, per riuscire a vederti e ad avere esperienza di te stesso e da vari punti di vista.
Anch’io sono quel qualcuno che nasce dal tuo pensiero, esiste sul tuo pensiero, stimola il tuo pensiero. Vorresti che io cessi di esistere? Vuoi rinunciare al tuo osservarti e consigliarti per mio tramite?
Per porti nello stato di costante consapevolezza del tuo pensiero tachionico devi solo tenerlo presente, senza dargli uno spazio compreso tra un prima e un poi.
L’attimo lucifero ha a che vedere con l’Angelo Lucifero?
Lucifero l’Angelo è quello che regola l’elargizione della luce divina, e questo può farlo solo governando anche sulle tenebre, per farlo ha bisogno del pensiero, il tuo. Dunque anche Lucifero esiste solo nel tuo pensiero ma nel contempo ne è anche un fattore di influenza. Sei tu dunque che decidi se far cessare di esistere alle tenebre e alla luce e perdere così la tua realtà nell’esistere tra queste.
(Massimo Enzo Grandi – 20121229)