Il libro che vorrei leggere (Bozza)
And I dream I can spread my wings
Flying high, high, I'm a bird in the sky
I'm an eagle that rides on the breeze
High, high, what a feeling to fly
Over mountains and forests and seas
And to go anywhere that I please.
I sogni
(by Massimo Enzo Grandi)
Ci sono periodi in cui si vorrebbe solo andare a dormire. Si spera di risvegliarsi da quei sogni spiacevoli che ci tolgono il respiro.
Poi ci si sveglia e ci si rende conto che non erano sogni e si vorrebbe tornare a dormire per risvegliarsi da quegli spiacevoli sogni…
… Semplicemente ad ascoltare…
(by Massimo Enzo Grandi)
Ci sono attimi in cui la pressione dei pensieri è così forte che si pensa la mente possa scoppiare. Stop! e tutto improvvisamente si acquieta, ma non scompare. Le situazioni, i desideri, le costrizioni, tutte ancora lì pronte ad assalirti appena distogli l’attenzione, lo sguardo… la consapevolezza della loro pericolosità. Senti benissimo come rumoreggiano nella loro prigione provvisoria fatta di sbarre di fermezza. Ti rendi conto che quelle sbarre non sono sicure, ti costa inoltre molta fatica mantenerle salde attorno al pericolo pronto a divorarti il senno.
L’unica via di salvezza è di liberare quelle fiamme che – sia in un modo che nell’altro – ti consumano, ti indeboliscono rendendoti vulnerabile ad altri nuovi nemici. Ma allentando le sbarre sai che cadresti vittima di un fuoco fatto di nulla, perché sei da solo, e questo nulla è molto potente nei tuoi confronti. Basterebbe soltanto qualcuno che stesse semplicemente ad ascoltare e il nulla si perderebbe nella sua stessa essenza di nulla… Qualcuno che sappia tacere ed ascoltare, cosa che purtroppo è più difficile di quanto non si pensi.
Come fai a saperre che è così difficile? Ma lo sai semplicemente perché anche tu fatichi a startene lì semplicemente ad ascoltare. Tacere ed ascoltare. Siamo così presi da noi stessi che ci è quasi impossibile ammettere che esista un’altro possessore di consapevolezze e responsabilità oltre a noi stessi. Crediamo sia una nostra prerogativa e ci perdiamo a rubare la parte di “primo attore” ai nostri antagonisti non appena ne abbiamo l’occasione. Semplicemente così, senza accorgercene, riteniamo che chi ci sta raccontando qualcosa lo stia facendo esclusivamente perché ha bisogno del nostro saggio responso in merito a qualsiasi argomento. Certo a volte è proprio un consiglio o un aiuto che ci viene richiesto, ma sovente questi casi capitano proprio quando non abbiamo la risposta giusta o non abbiamo la possibilità, o la voglia, di fare veramente qualcosa.
Quando scopri come sia vero tutto ciò inizi a prestare più attenzione quando succede. E quando lo fai ti rendi conto di come sia dura tacere, semplicemente ascoltare, non commentare, non dare consigli e permettere così al tuo interlocutore di liberare il suo “fuoco” in modo che possa liberarsi nel nulla cui appartiene.
Come in tutte le cose ci vuole un duro lavoro su se stessi, tanto esercizio e volontà che però verranno ripagati. Si scoprirà anche come annuire al racconto di qualcuno non significhi condividere le sue opinioni o conferirgli il giudizio positivo sul suo comportamento o sulla situazione che ti sta raccontando, ma bensì significa che si sta seguendo il suo racconto con attenzione. Il suo giudizio rimarrà comunque solo ed esclusivamente il suo, anche se qualcuno potrebbe cercare di far passare il nostro annuire come un’approvazione, perché anche noi abbiamo sempre creduto che questo annuire fosse appunto approvazione, e non ciò che realmente è: attenzione e comprensione sul nulla che se ne va lasciando che si spengano le fiamme.
Pensaci la prossima volta che chiedi a qualcuno come sta e questi ti risponde che ha il mal di stomaco, o il mal di testa, che non ha dormito bene, non ha digerito o chissà quale altro risposta. Realizza una volta per tutte che non ti sta chiedendo un rimedio per il suo mal di stomaco o per il suo mal di testa ma ti sta semplicemente dicendo di avere quel sintomo o quel particolare problema. Evita quindi di dirgli che deve prendere quel particolare the, o la pastiglia XY perché probabilmente lo ha già fatto o lo sta facendo. Se veramente avesse bisogno del tuo consiglio te lo chiederebbe direttamente in modo comprensibile. Non puoi pensare che sia così meno intelligente di te per non sapere cosa deve fare. Non sentenziare che si sente così perché ha mangiato o bevuto troppo, o perché va a letto troppo presto o troppo tardi. Questi consigli e sentenze dimostrano soltanto quanto non tieni in considerazione questa persona e quanto tu ti senta superiore ad essa. Tanto superiore da farla sentire addirittura inferiore e farglielo pesare. Questo si chiama “annientare”, ma non il fuoco che queste persone devono liberare, ma la persona stessa… proprio così! Finché ritieni che questa persona abbia fatto, faccia, o stia facendo qualcosa di sbagliato solo perché questo è il tuo parere, beh… allora credo che quello che sta sbagliando tutto non è l’altra persona.
Il vero amico non è quello che dice quello che devi fare perché quello che stai facendo è sbagliato. Il vero amico è quello che ti ascolta, non ti giudica e se necessario sbaglia con te o ti sostiene se hai sbagliato. Non sarà mai quello che non ti permette di vivere la tua vita ma pretende che tu viva la sua…
Voglio…
(by Massimo Enzo Grandi – 2012.11.28
Voglio essere fuori di testa giorno e notte. Voglio vivere nell’utopia di un mondo illusorio o almeno nel mondo che ora ritengo illusorio ma che quando mi ci trovo mi fa apparire illusorio questo.
D - Chi sono?
R - Nessuno.
D - Cosa faccio qui?
R - Niente.
D - Da dove vengo?
R - Dal nulla.
D - Dove vado?
R - Nel nulla.
D - E cosa è “Qui e Ora”?
R - L’illusione.
D - L’illusione di chi?
R - La mia.
D - E tu chi sei?
R - Nessuno.
D - Da dove vieni?
R - Dal nulla.
D - Dove vai?
R - Nel nulla.
D - E cosa è il tuo “Qui e Ora”?
R - L’illusione.
D - L’illusione di chi?
R - La tua.
D - Cioè noi siamo la nostra reciproca illusione?
R - Esatto.
D - E tutto ciò che vedo e sento?
R - Fa parte solo della tua illusione.
D - E perché solo della mia e non della tua?
R - Perché tu che sei la mia illusione hai la capacità di creare delle illusioni come ce l’ho io.
D - Quindi esistiamo solo io e te?
R - No. Esiste solo la nostra illusione.
D - Un po’ complesso, mi sembra, questo discorso.
R - Niente affatto se lo guardi dalla parte giusta.
D - Non ne sono convinto. Devo rileggerlo con calma dopo il risveglio.
R - Non esiste nessun risveglio.
(c) Massimo Enzo Grandi
Le Massime di Massimo
La felicità è uno Stato dove non serve il passaporto per entrare, basta un sorriso.
L’uomo vede solo ciò che sa fare e non riconosce ciò che potrebbe fare.
Tutti siamo interessati alle cose che ci procurano piacere, ma non ci rendiamo conto che non sono le stesse per tutti.
Chi vede oltre l’orizzonte sta guardandosi alle spalle.
Ogni parola detta è un alleggerimento del proprio interesse.
Le sole cose che contano solitamente le abbiamo già.
Dove manca l’amore non esiste nulla.
Le idee più lontane dalla realtà ci sembrano sempre le più belle, se solo sapessimo che la realtà non è quella che riteniamo tale…
Anche le persone più importanti sono solo persone.
Ridere fa bene al corpo fisico ma sapere per cosa si ride fa bene anche alla mente.
Sognare una vita migliore significa non amare quella che si ha.
Fare all’amore può aiutarci più di quanto lo faccia dieci sedute dallo psichiatra. Il sesso non è lo stesso. È solo come prendere l’appuntamento.
La malattia è una scusa per non affrontare più la realtà che si è scelta.
Dove la terra non ha mai visto l’uomo non esiste tristezza e non può esistere la menzogna.
Alcuni credono ancora che fare del male sia ingiusto e intanto credono di fare del bene combattendo contro quelli che secondo loro lo fanno.
Come la notte arriva al calare del sole, la terra si rilassa certa del nuovo giorno.
L’acqua più fresca è quella che ha percorso più strada lontano dalla luce del sole.
Ogni opera umana dovrebbe avere uno scopo profondo e quindi senza prezzo.
Non occorre continuare a pensare al domani. Ciò che arriva è ciò che abbiamo chiesto.
Il gioco della vita è il più reale che possa esistere. Impara a divertirti giocandolo.
Lo stesso cibo può avere sapori diversi se sai usare la tua fantasia.
Le stelle nel cielo sono nulla in confronto ai pensieri che nascono e muoiono ogni istante nella mente divina.
La vera differenza tra due esistenze è solo il pensiero che una ha dell’altra.
Molti sono i nomi di chi vede con gli occhi della fede.
La religione è solo un tentativo di soggiogare la divinità al nostro servizio.
La vera spiritualità è unica per ognuno di noi.
La preghiere è l’espressione di qualcosa che neppure noi riconosciamo ma che cerchiamo di sfruttare.
Solo con la fede possiamo veramente capire cosa sta avvenendo in noi e attorno a noi.
Dimenticare se stessi come forma fisica è il primo passo verso la distruzione della creazione stessa.
La realizzazione dei nostri desideri avviene solo quando smettiamo di modificarli.
Ogni giorno c'è una sfera d'esistenza da creare.
Ciò che percepisci con i tuoi sensi (tutti) è solo lo strascico del tuo qui e ora. Il tuo vero qui e ora è ciò che dà il via alle percezioni sensoriali.
Quando non hai una meta dove andare, arrivi più in fretta in posti meravigliosi.
Nemmeno la più bella delle storie inizia con "e vissero felici e contenti".
Non c'è limite alla nostra spiritualità (= la ricerca di ciò che unisce tutti gli esseri).
Analizzando una cosa sarebbe utile invertire le parti tra “io” che analizza e la “cosa” che sto analizzando.
Maya, la grande illusione
(by Massimo Enzo Grandi)
Solitamente si ritiene reale tutto ciò con cui si può entrare in contatto fisicamente, tutto ciò che causa delle reazioni a livello di sensi. Sensi che solitamente limitato a 5, visto che tutto il resto viene automaticamente catalogato in un universo immaginario o fantascientifico, e questo probabilmente anche a ragione in quanto “gli altri” non sono misurabili con dati precisi e test affidabili basati – naturalmente – sui 5 sensi “riconosciuti”.
Le sensazioni e le emozioni? Semplici reazioni chimiche a determinati impulsi in precise zone del cervello che, a dipendenza della situazione, rilasciano una determinata sostanza chimica più che un’altra. Ecco che viene da chiedersi: sono davvero queste reazioni chimiche che ci fanno provare emozioni o avere sensazioni? Si tratta prevalentemente di neutrasmettitori, sostanze come per esempio la dopamina, adrenalina, serotonina ecc., che agiscono sul nostro corpo e sulla nostra mente in quel preciso modo legato alla sensazione o all’emozione provati.
La prova ne sono anche i test in cui queste sostanze vengono indotte artificialmente nell’organismo causando le stesse reazioni emotive al soggetto… ma pensandoci bene però è facile realizzare che nel caso di induzione meccanica del neurotrasmettitore nell’organismo si ha una reazione ad una precisa azione, mentre nel caso di produzione spontanea si tratta di reazione proprio alle emozioni e alle sensazioni, non il risultato di un’azione che comporta degli elementi relativi ai 5 sensi primari.
Due procedimenti simili dove in un caso il “risultato” è l’emozione mentre nell’altro l’emozione ne è la causa… Così si giunge alla conclusione che la naturale reazione chimica prodotta spontaneamente dal nostro cervello è una conseguenza dell’emozione, non la causa, e che la sensazione apportata con l’induzione artificiale è solo una illusione e l’emozione provata è una reazione, non reale, …illusoria.
In molti casi la valutazione dell’emozione o della sensazione avviene con una decisa influenza – per lo più negativa – di “imprinting” di situazioni già vissute e che portano ad “anticipare” una determinata reazione fisica. Nel momento infatti che per esempio si è provato disgusto davanti ad una situazione, si immagazzina nella memoria l’immagine generale e complessiva di quella situazione abbinata alla situazione di disgusto. In questo modo si proverà quella sensazione ogni qual volta ci si troverà confrontati con qualsiasi cosa che era presente nel momento dell’imprinting. Quindi non necessariamente la vera causa della sensazione di disgusto, ma a volte anche solo il luogo dove il fatto originario ebbe luogo, o i suoni percepiti, o qualsiasi altro fattore fosse stato in quel momento chiaramente presente ai nostri 5 sensi “riconosciuti”.
Fortunatamente – sempre che ci si voglia liberare di questi ostacoli – per sciogliere la maggior parte di questi abbinamenti “controproducenti” esistono vari metodi descritti da diverse correnti di pensiero e anche dalle religioni (vedi per esempio gli “Engram” di Scientology, Rebirthing o anche EFT) ma comunque tutti legati alla rivisitazione attiva e cosciente dei minimi dettagli dell’episodio in modo da “isolare” la vera causa della “sensazione negativa”, proprio come viene anche messo in pratica dalla psicologia.
Ma se allora è l’emozione o la sensazione (sia al lordo che al netto dei fardelli supplementari che la causano) a innescare questa reazione chimica che rilascia i neurotrasmettitori proprio in quel preciso momento e con quelle precise conseguenze, cosa ne possiamo dedurre, cosa significa?
Semplicemente che esiste un livello di sensi oltre i 5 canonici. Significa che c’è “qualcosa che” possiede una propria logica e possibilità di scelta… ma questo qualcosa non sono senz’altro l’emozione o la sensazione stesse, in quanto queste sono solo dei “veicoli” di trasmissione di informazioni, che questo “qualcosa” è in grado di interpretare, elaborare e restituire sotto un’altro aspetto queste informazioni in modo da ottenere le reazioni chimiche/emotive…
Probabilmente questo “qualcosa” è il nostro stesso Essere, che non è un’identità definità. Non è neppure analizzabile in quanto siamo troppo occupati ad analizzare i “cosa”, “come” e i “perché”, misurabili con i soliti 5 sensi, e tralasciamo il semplice “essere” che ne implica molti altri che, come prova della loro esistenza, sono sperimentabili esclusivamente nel momento in cui vengono utilizzati e non lasciano tracce tangibili della loro manifestazione.
Se da una parte i 5 sensi comuni non sono in grado di interagire con gli altri sensi, gli altri (quando attivi e presenti) ci permettono di interagire con i primi 5 in modo sorprendente. Siamo infatti in grado di “spegnere” la sensazione di dolore, di guardare senza vedere, udire senza ascoltare, sentire o meno i sapori e gli odori… quindi, oltre ad offrirci la possibilità di provare delle esperienze a livelli “inspiegabili”, questi sensi supplementari hanno un certo potere anche sulla nostra volontà. Potere che purtroppo non è analizzabile, in quanto nuovamente “escluso” dagli altri 5 sensi, ma solamente sperimentabile.
Questo meccanismo dovrebbe aiutarci a capire che ciò che sperimentiamo effettivamente con i 5 sensi usuali è esclusivamente il “frutto” di una volontà che non risiede in ciò che sperimentiamo ma bensì in un altro “stato d’essere”, e cioè nel cosiddetto “altro mondo” dove, in modo ancora inconsapevole, siamo sovrani, Re.
Mentre quello che questa volontà ci mostra in “questo” mondo è solo illusione – “Maya, la grande illusione” come la chiamano gli induisti – il vero “signore” che decide su questa illusione risiede in uno stato mentale dell’unica cosa veramente esistente: l’essere supremo che è il Sé, cioè quella parte di “noi” che non è abbagliata da Maya, in quanto consapevole che si tratta di una sua volontaria immaginazione.
Ciò che voglio…
(By Massimo Enzo Grandi)
C’è un idea molto speciale in me che vorrei condividere. Seguire delle “semplici regole” non è facile neppure per me, soprattutto tenendo presente che il nostro essere muta in continuazione in base a dove siamo, con chi siamo, a cosa stiamo facendo e a moltissimi altri fattori.
In questa mia idea si tratta di definire esattamente ciò che veramente si desidera, ciò che si vuole. E ciò che veramente si vuole é la somma di tutto ciò per cui – credo – addirittura si viva.
Ciò che si vuole dovrebbe essere allora anche la situazione che ci accompagna per tutta la nostra esistenza… istante dopo istante. Quindi la cosa più logica è che non si deve pensare a cosa si vuole ora, in questo preciso istante, ma si deve pensare a cosa si voglia sia il risultato finale globale. Questo risultato finale è quello che persisterà per ogni istante che ci si presenta..
Se adesso per esempio ho voglia di sesso non posso pensare che il mio risultato finale sia: fare sesso. Se invece ho voglia di cibo non posso pensare che sia: mangiare
No, non è proprio così. Ciò che veramente si vuole è un risultato finale. Un risultato finale che per chiunque è lo stesso: Star bene ed essere felici.
Questo è l’unico pensiero che deve rimanere fisso in testa:
Star bene ed essere felici!
Se ci si perde nel desiderio del sesso, del cibo, delle cose materiali… ci si perde e basta. Non si ottiene quindi il risultato finale: star bene ed essere felici.
Con ciò non voglio dire che non bisogna fare sesso, o mangiare o chissà cosa. Semplicemente sarebbe meglio non desiderare queste cose con bramosia. Infatti non si tratta di peccati intesi e concepiti come descritti nelle varie scritture, bensì si tratta semplicemente di banali dati di fatto, situazioni, necessità che si presentano nel nostro essere a questo mondo. Situazioni naturali che non hanno alcunché di peccaminoso. Situazioni che come unico danno hanno, se morbosamente desiderate, il solo potere di intralciare il nostro star bene ed essere felici. Situazioni che ci ripagano con un semplice, quasi banale, istante infinitesimale di apparente soddisfazione.
Desiderabile deve essere solo ed esclusivamente quanto di più importante possa esserci per la nostra vita: star bene ed essere felici. Questo è per alcuni in un modo e per altri in un altro. C’è chi è felice nel dare e chi è felice nel ricevere, e per ogni atto che ci rende felici esiste anche qualcosa che ci dà la possibilità di realizzare la felicità di altri.
Ripeto: in un modo o nell’altro!
Sinceramente pur piacevole che possa essere per esempio il sesso, non riesco ad immaginarmi una vita di sesso senza sosta dal mattino alla sera… Ma se desidero star bene ed essere felice ecco che anche il sesso fa automaticamente parte di questo stato, così come potrebbe farne parte un buon piatto gastronomico, un viaggio emozionante, un’amicizia importante… e il tutto nella giusta misura e al momento opportuno.
Desiderare ora una cosa e ora un’altra crea solo confusione. Decidiamo dunque o quello o questo tenendo presente che per “dannarsi l’anima” per un istante di “soddisfazione” deve proprio valerne la pena, e non deve solo essere frutto dell’illusione che un nostro desiderio “morboso” ci fa apparire come di primaria importanza.
Metaforicamente parlando anche nel racconto dell’Eden si fa notare come il desiderio di Adamo ed Eva di assaporare il frutto proibito – pur avendo a disposizione tutto quanto necessario – è la causa dei problemi che i due avranno in seguito a tale “desiderio”. Quindi non importa quale sia stato l’oggetto del desiderio, bensì il desiderio stesso di qualcosa che apparentemente non era già a loro disposizione. (qualcuno potrebbe qui anche dire che fu lo stesso Javeh a inculcare ai due l’idea di NON avere la conoscenza del “bene e del male” stimolando così in loro il desiderio di conseguirla a costo della morte, ma questo è tutto un’altro discorso…)
O queso o quello. L’importante è che si sappia veramente quale dei due si vuole veramente sia il “leitmotiv” della nostra esistenza.
Star bene ed essere felice non è una cosa lontana a cui arrivare. È il nostro qui e ora con la consapevolezza della propria responsabilità su tutto ciò che sta accadendo. È riempire se stessi di quella stessa gioia che si crede di non avere ma che in realtà è semplicemente celata dal desiderio di qualcosa di effimero che non rispecchia in alcun modo la nostra vera felicità.
Ricordiamoci quindi che la felicità ed il benessere scaturiscono proprio da noi stessi e da null’altro, e desideriamo entrambi ad ogni respiro.
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